sabato 21 gennaio 2017

IO SONO LEGGENDA ("I am Legend", 1954), di Richard Matheson [Fanucci ed., 2003; postfazione di Valerio Evangelisti. Traduzione di Simona Fefé. Pag.217] 



In breve: Non ho mai visto il film del 2007 con Will Smith, né gli altri due film tratti dal libro fra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, ma il romanzo desideravo leggerlo da tanto tempo, almeno da quando ne trovai un breve e suggestivo accenno all’interno di uno dei fumetti di Dylan Dog.
Richard Matheson è uno dei grandi nomi della letteratura fantastica del XX secolo (ha prodotto persino alcune sceneggiature di “Star Trek”), dunque per gli appassionati del genere recuperarne l’opera è quasi un fatto dovuto.
Mi pare di aver capito che la storia del romanzo è ambientata in un sobborgo della contea di Los Angeles, non lontano da Inglewood, nella California meridionale

Trama: Gennaio del 1976. Il trentaseienne Robert Neville vive una strana e disperata realtà: è forse l’ultimo sopravvissuto ad un’epidemia che nell’estate precedente ha trasformato tutti gli altri esseri umani in vampiri, ed è quindi costretto ad una continua vigilanza.
Abita ancora nella casa che un tempo aveva condiviso con la moglie Virginia e con la figlioletta Khaty, ha un generatore autonomo, un’abbondante scorta di viveri, di sigarette e di whisky, e una buona quantità di paletti appuntiti con i quali durante il giorno fa strage delle immonde creature che lo circondano.
Durante la notte invece si trincera in casa, ascoltando musica classica a tutto volume, cercando di non badare ai rumori e alle suggestioni che gli arrivano dall’esterno; all’inizio è particolarmente difficile per lui ignorare l’idea delle donne che stanno là fuori a provocarlo, cercando ovviamente di farlo uscire, ma lentamente anche questo problema sfuma e si dissolve nell’accettazione di una situazione singolare e dolorosa, alla quale però non si può sfuggire.
Robert, la cui preoccupazione principale è diventata la pura e semplice sopravvivenza, si concentra al massimo sul presente, sulle necessità quotidiane, sui problemi piccoli e grandi da risolvere – dai lavori per isolare acusticamente l’abitazione, alla coltivazione dell’aglio che gli serve per tenere lontane le pericolose creature che lo minacciano – e contemporaneamente cerca di dimenticare il passato, la perdita della sua famiglia, lo strazio che ha provato nel dover incenerire il cadavere di sua figlia e il dolore che ha sperimentato nel dover nascondere la morte dell’amatissima moglie.
In occasionali flash-back emerge l’illustrazione di ciò che è accaduto: forse una guerra batteriologica dalle nefaste conseguenze, il tentativo di arginare l’epidemia, poi la graduale estinzione dell’intero genere umano: infine, per Robert, la pura e semplice solitudine. Non è chiaro il perché egli sia rimasto immune, ma l’evidenza della situazione prende il sopravvento su qualunque altra considerazione.
Nel tempo Robert inizia a porsi domande e a cercare risposte; incomincia a fare esperimenti per tentare di capire la natura dei vampiri, studia, verifica e raggiunge alcune utili conclusioni. L’epidemia da cui tutto ha avuto origine probabilmente è stata causata da germi in continua mutazione che hanno trasformato in realtà quella che avrebbe dovuto essere una semplice credenza popolare: i vampiri hanno fatto irruzione nel mondo, sfruttando lo scetticismo che da sempre ne circondava l’effettiva esistenza. Ora ci sono due tipi di creature aliene: i vampiri veri e propri, corrispondenti ad esseri umani morti e rinati ad una vita dominata dall’impulso predatorio, ed i vampiri potenziali, ovvero uomini e donne non ancora morti davvero, ma già contagiati, soggetti ad una sorta di coma diurno, e dunque destinati a soccombere al proprio destino. Robert non fa distinzione tra gli uni e gli altri, quando si tratta di eliminarli, ma è incuriosito dalla natura variabile del fenomeno con cui è obbligato a confrontarsi.
Man mano che il tempo passa, per Robert aumenta il disagio: in circa tre anni si è abituato alla routine e alla solitudine, tuttavia inizia a sentire la mancanza di rapporti affettivi: si sta trasformando in una sorta di eremita e persino il suono della sua voce è ormai qualcosa di strano.
Per brevissimo tempo riesce a tenere un cane – un altro sopravvissuto al pari dello stesso Robert – ma quando l’animale muore, l’uomo si ritrova di nuovo solo.
Un giorno però, incredibilmente, Robert avvista un altro essere umano: vivo ed apparentemente esente dal contagio, dato che cammina in pieno giorno, sotto il sole. Si tratta di una donna di nome Ruth, che a suo dire proviene da Inglewood dove viveva con il marito, di recente ucciso in tragiche circostanze.
Robert vorrebbe credere a ciò che Ruth gli racconta, ma la diffidenza è più forte della felicità che ha  spezzato la solitudine. E in definitiva Robert fa bene a temere il peggio perché Ruth è l’avanguardia di un futuro inquietante ma inevitabile: la nuova razza umana, quella costituita dai vampiri ancora vivi, ha deciso di ricreare una società a propria misura. In quella società Robert – l’ultimo ed autentico essere umano sopravvissuto – non può trovare posto: la sua stessa esistenza viene percepita come una minaccia, e il fatto che per anni sia andato in giro uccidendo le nuove creature non aiuta di certo. Ora è lui l’alieno, l’irregolare, il diverso: l’anomalia si determina in base alla maggioranza, e la maggioranza è ormai costituita dai vampiri.
Per Robert la strada è tracciata: catturato e gravemente ferito, dopo un’irruzione nella casa che per tanto tempo lo aveva protetto, con la pietosa assistenza di Ruth si risolverà a trovare la morte. Sfidando le circostanze avverse e la sorte crudele che lo ha sopraffatto, entrerà in qualche modo nella storia, e diventerà un ricordo indelebile: una leggenda.

Commento: Angosciante e ben poco consolatorio, il romanzo mi è forse piaciuto meno di quanto avessi immaginato. E’ bello ed importante, ma l’inquietudine di cui è intriso lo rende difficile da accettare a cuor leggero.
La parte migliore è quella emotiva, con le varie fasi attraversate da Robert nel tentativo di ricostruirsi una vita sulle macerie di tutto ciò che aveva conosciuto e gli era stato caro; la parte più prettamente scientifica invece – per quanto essenziale in rapporto allo sviluppo della narrazione - mi è parsa un po’ noiosa ed azzardata. Tutto sommato, i miti relativi ai vampiri possiedono un fascino maggiore rispetto alle eventuali spiegazioni razionali del fenomeno, anche se bisogna ammettere che in Richard Matheson la trattazione scientifica, con la precisione delle conclusioni alle quali approda il suo protagonista, è solo uno dei tanti elementi che concorrono a determinare un’atmosfera conturbante. In teoria infatti la scienza dovrebbe essere rassicurante e capace di tranquillizzare con l’evidenza dei suoi effetti: in questo romanzo però è solo un ulteriore passo verso l’incertezza e l’ignoto.

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